Cos’è la posizione finanziaria netta (PFN) e come calcolarla

Tempo di lettura: 4 min

È uno degli indici più significativi se si vuole capire lo stato di salute di un’azienda e la sua capacità di produrre liquidità. Ecco come si calcola e perché è diventato cruciale nella contabilità delle piccole medie imprese.

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Posizione finanziaria netta: definizione

La posizione finanziaria netta, indicata con la sigla PFN, in inglese net financial position, è uno dei principali indicatori utilizzati per valutare la performance e la solvibilità di un’azienda. Si tratta di un indice ampiamente usato da banche, istituti finanziari e corporation, ma solo recentemente diventato familiare alle piccole e medie imprese che, durante la pandemia, si sono trovate a far fronte a una brusca frenata dei flussi di cassa. È quindi fondamentale che ogni imprenditore inizi a masticare questo concetto per diverse ragioni: prima di tutto per essere pronto a relazionarsi con il mondo bancario e muoversi bene nella ricerca di capitale terzo. Ma non solo. Grazie a questo indice è più semplice costruire il piano industriale a tre anni e, quindi, comprendere la rischiosità o la capacità del proprio business di produrre liquidità e rimborsare il debito.

Posizione finanziaria netta, come si calcola

Concretamente, la posizione finanziaria netta si calcola come la differenza tra il totale dei debiti finanziari, a prescindere dalla loro scadenza, e le attività liquide, ovvero quelle attività finanziarie di cui si può esigere la conversione immediata in moneta o la trasferibilità mediante assegno, ordine di pagamento, ecc.

Da un punto di vista matematico, la formula della PFN è la seguente:

Disponibilità liquide (depositi bancari e postali, assegni, denaro e valori in cassa) + Crediti finanziari a breve termine - Debiti finanziari a breve = PFN di breve termine + Crediti finanziari a medio/lungo termine - Debiti finanziari a medio/lungo termine = Posizione finanziaria netta

Va ricordato, a questo proposito che, nel 2021, le nuove indicazioni dell’ESMA (European Securities and Markets Authority) sulla composizione della posizione finanziaria netta hanno chiarito che, tra gli altri, anche i debiti commerciali e gli altri debiti non correnti rientrano nell’ambito delle passività finanziarie non correnti e, quindi, nella determinazione della posizione finanziaria netta.

Il risultato può essere:

  • positivo: indica un'eccedenza delle disponibilità liquide e finanziarie rispetto all’indebitamento. In questo caso, l’imprenditore ha la sicurezza che i crediti finanziari e le disponibilità liquide a breve termine superano le passività finanziarie a breve, medio e lungo termine.
  • negativo: indica che le disponibilità liquide e finanziarie sono insufficienti a coprire l’indebitamento finanziario. Si tratta quindi di un campanello d'allarme che l’azienda non può sottovalutare se non vuole trovarsi nella condizione di non poter ripianare i debiti.

Ecco perché, se sei a capo di un'azienda, dovresti sempre avere la consapevolezza delle possibili minacce e opportunità alle quali la tua azienda può andare incontro nel futuro.

Per questo appare importante: Fare spesso delle previsioni sulla propria posizione attuale in relazione ai flussi di cassa attesi e agire di conseguenza; Stare sempre allerta e in guardia riguardo possibili minacce, come ad esempio debitori, fatture particolarmente ingenti e date di rimborso prestiti.

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PFN, a che cosa serve

Ma torniamo alla posizione finanziaria netta. Digerita la formula per il calcolo, sono sostanzialmente tre le informazioni si celano dietro la PFN:

  • il livello complessivo di indebitamento dell’azienda sia a breve che a lungo termine;
  • la capacità dell’azienda di restituire il debito, quando questo viene rapportato al fatturato o al margine operativo lordo;
  • la solidità della struttura patrimoniale aziendale, quando il debito viene rapportato al patrimonio netto.

Nella vita di un’azienda è importante calcolare questo indice per poter affrontare investimenti con una chiara consapevolezza della propria situazione. Per questo motivo un imprenditore che voglia investire con prudenza deve prima analizzare il livello di debito della propria impresa.

Posizione finanziaria netta, i limiti

La posizione finanziaria netta, come abbiamo detto, presenta l’indubbio vantaggio di fotografare lo stato finanziario di un’azienda in un momento preciso, senza tener conto delle scadenza temporali. Questo vuol dire non avere alcun preavviso in merito a eventuali crisi di liquidità a cui l’azienda potrebbe andare incontro, entro un determinato lasso di tempo. Una corretta gestione finanziaria dovrebbe prevedere eventuali criticità, tensioni che un'azienda potrebbe registrare nel breve/medio termine. Una posizione finanziaria positiva al momento non ne esclude dunque una negativa a breve.

Immaginiamo, per esempio, che la società Rossi spa mostri, nel bilancio dell’anno X, una posizione finanziaria attiva pari a 100. Sulla carta, ci troveremmo di fronte una situazione positiva, tale da non preoccupare l’imprenditore. Tuttavia, per avere un quadro più preciso bisognerebbe scomporre i dati in rapporto alle scadenze.

Può succedere infatti che, nel breve termine, la differenza tra crediti a breve e disponibilità liquide, da una parte, e debiti a breve sia negativa, in pratica che i secondi siano maggiori dei primi. Ecco dunque che emerge chiaramente come il dato complessivo, seppur positivo, non sia in grado di evidenziare una crisi di liquidità.

Di qui, la necessità di distinguere:

  • posizione finanziaria netta a breve termine: crediti a breve + disponibilità liquide – debito a breve.
  • posizione finanziaria a medio-lungo termine: crediti a medio-lungo termine + disponibilità liquide – debiti a lungo termine.

Per breve termine, si intendono scadenze entro i 12 mesi, per medio lungo termine quelle superiori ai 12 mesi. Anche le disponibilità liquide possono essere distinte in immediate e differite. Le prime vengono computate per il calcolo della posizione finanziaria netta a breve, le seconde per quella a medio lungo termine.

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Posizione finanziaria netta: un esempio

Attenzione, dunque. Dire che la Rossi spa ha una posizione finanziaria netta positiva di 1 milione di euro potrebbe sembrare un’ottima notizia, ma se il fatturato della stessa azienda viaggia nell’ordine di miliardi di euro all’anno, sarebbe sufficiente una variazione negativa anche minima del giro d’affari per ridurre la liquidità e trasformare il saldo attivo in uno passivo.

Infine, vale la pena ricordare che la posizione finanziaria netta esprime ulteriormente il suo potenziale conoscitivo se utilizzata per il calcolo di alcuni indicatori, utili a comprendere più a fondo alcuni aspetti dell'attività aziendale.

  • Indice di indebitamento netto

PFN/Capitale proprio: mette in rapporto l'indebitamento netto con il capitale proprio. La crescita dell'indicatore nel tempo, implica un peggioramento della solidità aziendale;

  • Indice di copertura finanziaria degli investimenti

PFN/Capitale Investito Netto Operativo: indica la copertura degli investimenti tramite l'indebitamento finanziario. Il valore massimo può essere 1. In tal caso, tutti gli investimenti operativi sono effettuati, facendo ricorso al debito;

  • Indice di ritorno delle vendite

PFN/Vendite: esprime la capacità delle vendite di coprire l'indebitamento finanziario. Maggiore è l'indicatore, peggiore è la capacità dell'azienda di assorbire l'indebitamento attraverso le vendite;

  • Indice di sostenibilità del debito

PFN/EBITDA: indica la sostenibilità del debito in rapporto ai flussi di cassa prodotti dalla gestione caratteristica (espressi dall'EBITDA o margine operativo lordo). Al crescere dell'indice, peggiora la capacità della gestione caratteristica di sostenere l'indebitamento.

PFN: un faro acceso sulla liquidità delle PMI

Come è facilmente intuibile dalle formule analizzate in questo articolo, il calcolo della PFN può risultare piuttosto ostico per chi non ha dimestichezza con la contabilità aziendale. Ma allo stesso tempo, il suo utilizzo appare necessario per l'imprenditore che vuole accendere i fari sulla liquidità, indicatore di fondamentale importanza per le pmi. Tanto più in una fase come quella attuale in cui le piccole aziende si trovano a dover affrontare livelli di rischio crescenti per via dell'aumento dei prezzi delle materie prime e dell'impennata dell'inflazione. Un regolare flusso di denaro in entrata è vitale per poter pagare salari e fatture, e allo stesso tempo, investire nella crescita.

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