Cos’è il factoring in parole semplici: definizione, tipologie e vantaggi

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Negli ultimi anni, il rallentamento delle attività economiche dovuto alla pandemia, insieme alle difficoltà che spesso si incontrano nella riscossione dei pagamenti da parte dei debitori, hanno spinto molte aziende a far ricorso al factoring, mercato che a fine 2022 ha registrato un turnover cumulativo di circa 286,97 miliardi di euro e una crescita del 14,5% rispetto allo scorso anno (dati Assifact). Il factoring si è dunque rilevato uno strumento fondamentale per tenere sotto controllo i flussi di cassa. Nonostante questo, sul suo utilizzo prevale ancora molta incertezza. Facciamo un po’ di chiarezza su che cos’è il factoring, quando è vantaggioso ricorrere a questo strumento e quali sono, invece, i suoi svantaggi.

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Che cosa vuol dire factoring?

Partiamo dalla definizione. Il factoring è un contratto atipico, disciplinato dalla Legge n.52/1991 (“Disciplina della cessione dei crediti di impresa”), con il quale un'impresa cede a una società specializzata i propri crediti esistenti o futuri, al fine di ottenere subito liquidità e una serie di servizi correlati alla gestione del credito ceduto. La contropartita della cessione è un corrispettivo definito “commissione di factoring”, che spetta al factor, il cui ammontare dipende dalla società a cui ci si affida.

Contratto di factoring bancario, i soggetti coinvolti

Sulla base di questa definizione, è possibile sostenere che il factoring trova applicazione in presenza di tre soggetti:

  • il cedente, ossia l’impresa che cede i crediti;
  • il factor, una banca o un intermediario finanziario iscritto in un albo tenuto dalla Banca d’Italia
  • i clienti dell’impresa che, a seguito del contratto, devono pagare direttamente il factor.

I crediti che vengono ceduti alla banca o società di factoring devono riguardare i contratti stipulati dal cedente nell’esercizio dell’impresa.

Factoring, i vantaggi

I tuoi clienti sono sempre in ritardo nei pagamenti? Sei troppo impegnato a coordinare le attività produttive e hai tralasciato l’organizzazione della contabilità? Per un’impresa è fondamentale avere un regolare flusso di denaro per poter pagare salari e fatture e, allo stesso tempo, poter investire nella crescita. Non è dunque un caso che il ritardo o il mancato pagamento delle fatture possono causare crisi di liquidità, soprattutto se parliamo di imprese medio-piccole. Queste ultime generalmente hanno un potere contrattuale ridotto e, pur di ottenere un ordine, sono costrette a piegarsi ai tempi di pagamento dei clienti, che non di rado saldano le fatture a distanza di mesi. Un discorso che vale soprattutto in Italia, alla luce della diffusione della pratica dei pagamenti dilazionati.

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Perché affidarsi a una banca o a una società di factoring, i vantaggi

Quali sono i vantaggi per le imprese che fanno ricorso al factoring? Ecco i principali:

  • aumentare le risorse finanziarie;
  • migliorare il cash flow;
  • proteggersi dal rischio di insolvenza;
  • gestire e riscuotere le fatture.

Questi servizi possono essere offerti in diverse combinazioni. Per esempio, è possibile avere un anticipo del credito con protezione dall’insolvenza. Oppure una semplice gestione del credito. La legge italiana che definisce i contorni del factoring spiega inoltre che:

  • i crediti possono essere ceduti anche prima che siano stipulati i contratti dai quali sorgeranno;
  • crediti esistenti o futuri possono essere ceduti anche in massa;
  • la cessione in massa dei crediti futuri può avere a oggetto solo crediti che sorgeranno da contratti da stipulare in un periodo di tempo non superiore a ventiquattro mesi.

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Tipologie di factoring

Sul mercato esistono due tipologie essenziali di factoring, la cessione del credito con la formula pro solvendo e quella con formula pro soluto. Oltre a queste troviamo anche il Full Factoring, il Maturity Factoring, l'International Factoring e il Reverse Factoring. Vediamo nel dettaglio come funzionano e in cosa si differenziano queste diverse tipologie di factoring.

Factoring pro solvendo

Con il factoring pro solvendo l'azienda cede al factor i crediti commerciali mantenendo a suo carico il rischio di insolvenza dei clienti e ottenendo liquidità immediata. Questa formula risulta particolarmente utile per migliorare l'afflusso di liquidità in cassa nel breve periodo.

Factoring pro soluto

Il factoring pro soluto aggiunge al servizio di gestione e incasso, il rischio di mancato pagamento del debitore. La banca o l'istituto finanziario si fa dunque carico anche della protezione dal rischio d’insolvenza dei tuoi clienti, assumendosi i rischi del mancato pagamento del debitore.

Full Factoring

Il factor acquista su base continuativa dei crediti commerciali dei clienti man mano che essi sorgono. Questa tipologia include in genere la gestione dei crediti, la garanzia del mancato pagamento del credito da parte del debitore (pro soluto) e l’anticipazione del corrispettivo.

Maturity Factoring

Soluzione finanziaria che può essere richiesta da un'impresa che desidera ricevere i soldi a una data certa. Questo avviene affidandosi a un factor, che si impegna a fornire al venditore la somma che deve ricevere, evitando ritardi nei pagamenti e problemi contabili. Allo stesso tempo, il debitore grazie a tale sistema potrà ottenere un pagamento dilazionato, evitando di fornire una somma immensa una tantum ma dividendola in più volte.

International Factoring

Rivolto a clienti e debitori che hanno sede in Paesi differenti. Si tratta nella maggior parte dei casi di aziende attive in operazioni di import ed export.

Reverse Factoring

Il processo viene avviato dal debitore (normalmente una grande azienda o la Pubblica Amministrazione) per permettere ai propri creditori (di norma piccole imprese) di ottenere tempi di pagamento rapidi.

Factoring, gli svantaggi

Fin qui abbiamo analizzato i vantaggi del factoring. Ma non è tutto oro quel che luccica. Per quanto talvolta indispensabile, il ricorso al factoring non è certo privo di costi. Anzi, le commissioni del factor sono spesso salate. Non solo. Se un imprenditore ne fa ricorso, vuol dire che già si trova in una situazione critica dal punto di vista della liquidità. Ecco perché tenere una tempestiva e costante attività di controllo dei pagamenti ricevuti e delle spese, anche se può risultare noioso, è la pietra angolare di una sana attività aziendale. Potrebbe però accadere che nella pratica quotidiana i crediti concessi alla clientela si moltiplichino, diventando difficile starvi dietro. Questo, spesso avviene perché un’impresa non ha uffici specializzati nella gestione dei crediti.

Che differenza c'è tra factoring e anticipo fatture?

Benché siano entrambi legati all'utilizzo dei crediti non ancora corrisposti, l'anticipo fatture e il factoring presentano alcune differenze significative, che li rendono due strumenti adatti a diverse esigenze.

L'anticipo fatture permette alle imprese che vantano dei crediti verso i propri clienti di ottenere un anticipo di una parte di questi crediti da una banca. Si tratta dunque di uno smobilizzo di crediti commerciali, ovvero di un'operazione che prevede la cessione dei crediti futuri in cambio di liquidità immediata.

Il factoring, invece, è uno strumento più articolato che, oltre alla componente finanziaria, presenta anche una componente gestionale e una assicurativa (nel caso di factoring pro soluto).

Con il factoring, a differenza dell'anticipo fatture, il factor/banca gestisce i crediti come se fossero suoi e ha quindi l'onere di contattare il debitore per gestire la riscossione del debito ed eventuali ritardi nel pagamento. Per questo, nel factoring non conta solo il merito creditizio del cedente, ma anche quello del debitore, che viene coinvolto nel rapporto. Al contrario, nell'anticipo fatture non è necessario coinvolgere i clienti, né comunicare loro che si sta ricorrendo al credito bancario.

Inoltre, mentre l'anticipo fatture può essere utilizzato anche solo per una parte delle fatture emesse nei confronti di un cliente, il factoring riguarda invece, generalmente, tutti i crediti futuri dei soggetti ceduti, e non solo alcuni, in quanto basato su un rapporto continuativo, convalidato da un contratto di cessione (che può comunque essere risolto in anticipo, in base alle condizioni previste).

Un'altra differenza è quella che riguarda la componente assicurativa, prevista per la formula del factoring pro soluto. In questo caso, infatti, il factor prende in carico anche il rischio di insolvenza da parte del debitore, assicurando il cedente contro la possibilità che l'impresa debitrice non paghi.

Come contabilizzare il factoring?

La gestione contabile del factoring varia a seconda che l'operazione venga effettuata con finalità di finanziamento oppure esclusivamente per la gestione dei crediti.

Nel primo caso, ovvero quando il factoring si effettua con finalità di finanziamento, occorre predisporre le seguenti operazioni contabili:

  • variazione in diminuzione dei crediti post cessione;
  • incremento dei mezzi liquidi a seguito dell'incasso del finanziamento da parte della società di factoring;
  • registrazione dell'estinzione del credito.

Quando invece l'operazione di factoring ha a che fare esclusivamente con la gestione dei crediti, il credito verso il cliente viene sostituito dal credito verso il factor e l'incasso verso l'azienda avviene solo dopo aver incassato i crediti ceduti:

  • In caso di factoring pro soluto, dove il rischio di insolvenza viene trasferito al cessionario, i crediti devono essere rimossi dal bilancio. Inoltre, in base alla differenza tra il valore dell'anticipo ottenuto e il valore a cui il credito era iscritto in bilancio, si potrà contabilizzare una perdita oppure un utile.
  • Se invece si tratta di factoring pro solvendo, dove il rischio di insolvenza rimane in capo al cedente, i crediti devono essere rimossi dal bilancio di esercizio e sostituiti con l'ammontare dell'anticipo ricevuto e con l'ammontare del credito ceduto factor, in base alla differenza tra il valore nominale del credito e il valore dell'anticipo ottenuto. Inoltre, si può inserire nelle scritture contabili un fondo rischi nella sezione dello stato patrimoniale in passivo.

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