Cos’è un risconto attivo: calcolo ed esempi

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Si tratta di operazioni di rettifica che nascono per rispettare il principio di competenza di bilancio, in presenza di pagamenti anticipati. In questo articolo ci occuperemo di capire prima di tutto come si calcolano, ma anche come vanno inseriti in bilancio.

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Risconti attivi: definizione

Quando si parla di utile d’esercizio a fine anno, si sente spesso parlare di ratei e risconti, ossia quelle operazioni di integrazione e rettifica da effettuare per individuare la corretta competenza dei costi e dei ricavi.

Ti sarà sicuramente capitato, nella gestione della tua azienda, di pagare beni e servizi aziendali prima di utilizzarli. È in questi casi che si parla di risconti attivi: ovvero quote di costi che hanno avuto manifestazione finanziaria nel corso dell’esercizio in chiusura o in precedenti esercizi, ma sono di competenza di uno o più esercizi successivi. Essi rappresentano la parte dei costi rinviata a uno o più esercizi successivi.

La rilevazione di un risconto può avvenire in diverse ipotesi: quando il contratto inizia in un esercizio e termina in quello successivo, oppure quando il costo è contrattualmente dovuto in via anticipata rispetto a prestazioni in comune a due esercizi.

L'esempio classico per capire di quello di cui parliamo è rappresentato dall'affitto. Supponiamo che per lo svolgimento delle attività, la tua impresa prenda in affitto in data 15/09_,_ un capannone pagando un canone semestrale di 24.000 euro. Il canone viene pagato anticipatamente all’inizio del semestre. In data 15/09 pagherai dunque il fitto passivo relativo al capannone per 24.000 euro. Tuttavia una parte del costo sostenuto non è di competenza dell'esercizio fiscale in corso. E di conseguenza non deve concorrere a formare il reddito dell’esercizio: la parte di competenza dell’esercizio successivo dovrà essere rinviata all'esercizio seguente con le scritture di rettifica da redigersi al 31/12.

I risconti attivi non sono altre che “operazioni di rettifica” da effettuare all'atto della redazione del bilancio. Redazione che deve rispettare il principio di competenza. Ovvero, costi e i ricavi vengano contabilizzati in base a quando maturano e non in base al momento della loro manifestazione finanziaria.

Esempi tipici di risconti attivi sono:

  • Affitto (pagamento anticipato);
  • Polizze assicurative;
  • Attrezzatura da pagare prima dell'uso;
  • Anticipi di tasse;
  • Alcune bollette.

Per riassumere, i risconti attivi:

  • sono operazioni di rettifica che riducono il valore di costi;
  • nascono per rispettare il principio di competenza;
  • posticipano all’anno successivo una fetta dei costi ;
  • si collocano all’attivo di stato patrimoniale, in particolare alla voce D del bilancio civilistico.

Come si calcolano i risconti attivi

Una volta fatta luce sulla definizione di risconti attivi, vediamo in concreto come si calcolano.

La formula per il calcolo dei risconti attivi è la seguente:

Risconti attivi = costo * (giorni di competenza anno successivo/giorni totali)

Riprendiamo l’esempio precedente, quello del contratto d’affitto, firmato al 15/09 il cui valore della rata è di 24.000 €

  • Giorni di competenza dell'anno seguente (da 1/01 a 15/03) = 74
  • Giorni che compongono il semestre = 181

Risconti attivi = 24.000 * (74/181)= 8.088 = 9.812

All’inizio del nuovo anno l’impresa dovrà dunque procedere a rilevare 9.812 euro di fitti passivi di competenza dell’esercizio, anche se non avrà una manifestazione numeraria, dato che essa si è avuta nell’esercizio precedente.

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