Gestione della tesoreria: guida completa per le PMI italiane


In sintesi: la gestione della tesoreria è l'insieme delle attività con cui un'azienda controlla, prevede e ottimizza i flussi di cassa in entrata e in uscita: il monitoraggio dei conti bancari, le previsioni a breve e lungo termine, la gestione dei crediti verso clienti, la copertura dei fabbisogni con finanziamenti e l'impiego dell'eventuale eccedenza di liquidità.
La gestione della tesoreria riguarda anche le PMI: un'azienda con un fatturato di pochi milioni di euro può trovarsi con la cassa sotto pressione se non sa con ragionevole certezza quanto denaro avrà a disposizione nelle settimane successive. Secondo la CFO Survey 2025 di Agicap e dell'istituto di ricerca Innofact, che ha raccolto le risposte di 516 CFO di aziende con un fatturato tra 30 e 500 milioni di euro in cinque Paesi, nelle medie imprese italiane lo scostamento medio tra previsioni di cassa e flussi reali è del 17%.
In questa guida trovi cosa comprende la gestione della tesoreria, chi se ne occupa in azienda, come si costruisce un piano di tesoreria e quali indicatori monitorare per tenere sotto controllo la liquidità.
Cosa si intende per gestione della tesoreria
La gestione della tesoreria è l'attività con cui un'azienda tiene sotto controllo le proprie disponibilità liquide: il denaro sui conti correnti, le entrate previste dai clienti e le uscite verso fornitori, dipendenti e banche. L'obiettivo è sapere quanto c'è in cassa oggi e anticipare quanto ce ne sarà tra due settimane, tra tre mesi o tra un anno.
In concreto, le attività di tesoreria comprendono il monitoraggio quotidiano dei saldi bancari, la costruzione di previsioni di cassa su diversi orizzonti temporali, il confronto periodico tra quanto previsto e quanto realizzato, la gestione dei rapporti con le banche e la scelta su come impiegare un'eventuale eccedenza di liquidità, tra rimborso anticipato del debito e investimento a breve termine.
Cos'è la tesoreria: significato del termine
Con il termine tesoreria si indica l'insieme delle disponibilità liquide dell'azienda e, per estensione, la funzione che ne governa i movimenti. Chi si occupa di tesoreria deve assicurare che l'impresa disponga della liquidità necessaria nel momento in cui serve, senza mantenere risorse inutilizzate in eccesso. Per una definizione sintetica puoi consultare anche la voce del glossario dedicata alla tesoreria aziendale.
Tesoreria e contabilità: qual è la differenza
Tesoreria e contabilità rispondono a domande diverse. La contabilità registra le transazioni già avvenute e produce il bilancio d'esercizio secondo il principio di competenza, per cui un ricavo o un costo viene rilevato quando matura e non quando viene incassato o pagato. La tesoreria lavora invece per cassa: segue il momento in cui il denaro entra ed esce davvero dai conti bancari e proietta questi movimenti nel futuro.
Le due funzioni sono complementari. Un'azienda può chiudere l'esercizio in utile e avere comunque un problema di liquidità, se gli incassi dai clienti arrivano più lentamente delle uscite da sostenere. Nelle aziende di dimensioni contenute può capitare che la stessa persona segua entrambe le attività, che sono collegate ma richiedono strumenti e orizzonti temporali diversi.
Flussi di cassa: cosa monitorare
Il flusso di cassa è il movimento di denaro in entrata e in uscita dai conti aziendali in un determinato periodo. La liquidità è invece la fotografia di quanto è disponibile in un dato momento: il flusso di cassa ne descrive la variazione nel tempo.
Per leggere i flussi di cassa è utile il flusso di cassa libero (free cash flow), che misura la liquidità generata dall'attività operativa al netto degli investimenti in immobilizzazioni (capex). Va seguito anche il capitale circolante netto (CCN), che è una grandezza di stato: fotografa a una certa data le risorse impegnate nel ciclo operativo. Nella versione operativa si calcola come crediti verso clienti più rimanenze meno debiti verso fornitori; nella versione contabile è la differenza tra attività correnti e passività correnti. Per la tesoreria conta soprattutto la sua variazione: se il CCN operativo aumenta, per esempio per maggiori scorte o crediti legati a una crescita del fatturato, assorbe liquidità che non è disponibile per altri usi, mentre una sua riduzione la libera.
DSO e gestione dei crediti verso clienti
Il DSO (Days Sales Outstanding, giorni medi di incasso) misura il tempo medio tra la vendita a credito e l'incasso: indica quanto a lungo la liquidità resta immobilizzata nei crediti verso clienti prima di rientrare sui conti aziendali.
Un DSO in aumento può indicare che i clienti pagano più lentamente, che crescono le fatture scadute o che le condizioni di pagamento concesse si sono allungate. Per interpretarlo serve tenere conto del settore, della stagionalità, del mix di clienti e dei termini di pagamento concordati.
Nelle previsioni di cassa, il DSO reale di ciascun cliente rende la stima degli incassi più vicina alla realtà. Applicare a tutte le fatture la stessa ipotesi di incasso, per esempio 30 o 60 giorni, può produrre una previsione poco realistica, mentre i tempi con cui ogni cliente paga davvero permettono di stimare con maggiore precisione quando la liquidità entrerà in azienda.
Perché la tesoreria aziendale è importante
Una gestione della tesoreria poco strutturata espone l'azienda a tensioni di liquidità: un'impresa che non riesce a onorare i debiti a breve termine, anche per un problema temporaneo, può trovarsi in difficoltà indipendentemente dalla propria redditività. A questo si aggiungono costi finanziari evitabili, perché senza visibilità sui fabbisogni futuri si può ricorrere a finanziamenti a breve termine per precauzione e pagare interessi su liquidità che non serviva.
Una ricerca condotta nel 2025 da Agicap e Innofact tra i reparti finanziari di aziende in Italia, Francia, Germania e Regno Unito ha confrontato le aziende dotate di un Treasury Management System (TMS) con quelle che non lo usano: tra queste ultime, il 34% giudica eccessivi gli oneri finanziari legati ai finanziamenti a breve termine, come interessi e commissioni di scoperto, contro il 24% delle aziende che usano un TMS. Il dato descrive una correlazione osservata su un campione: indica che l'assenza di strumenti dedicati è associata a una percezione più diffusa di oneri eccessivi, senza dimostrare che uno strumento basti da solo a ridurli.
Quanto costano previsioni di cassa inaffidabili: i dati delle imprese italiane
La CFO Survey 2025 di Agicap e Innofact dà una misura di quanto il problema sia diffuso tra le medie imprese italiane. Il 40% affronta carenze di liquidità superiori a 50.000 euro una volta al mese, e in media le medie imprese italiane ne subiscono 11 all'anno. Il 55% dei CFO in Italia non dispone di una previsione di cassa a breve termine, su base giornaliera, e il 95% non integra tra loro le previsioni a breve, medio e lungo termine; il 12% non ha ancora una visione in tempo reale della posizione di cassa consolidata.
Lo scostamento medio tra previsioni e flussi reali è del 17%, e il 19% dei CFO italiani lavora con previsioni inaffidabili, cioè con uno scostamento superiore al 20%. Le medie imprese italiane con previsioni inaffidabili sostengono commissioni di scoperto più alte dell'88% rispetto a quelle con previsioni affidabili: un segnale che le carenze di liquidità non previste, quando la previsione sovrastima la cassa disponibile, hanno un costo diretto. La ricerca stima inoltre in circa 390.000 euro all'anno le entrate finanziarie aggiuntive che una media impresa italiana potrebbe ottenere investendo la liquidità oggi non impiegata, un mancato guadagno che la ricerca collega alla scarsa affidabilità delle previsioni.
L'affidabilità delle previsioni cala anche con l'aumento del numero di entità legali, conti bancari e valute: le medie imprese del campione con meno di 5 entità legali registrano in media uno scostamento del 12% tra previsioni e saldi effettivi, quelle con oltre 50 entità del 29%. Si tratta di una tendenza osservata sul campione dello studio: per la singola azienda il risultato dipende anche dal metodo di previsione e dai dati a disposizione.
Chi si occupa della tesoreria in azienda
Chi segue la tesoreria cambia con la crescita dell'azienda. Un'analisi Agicap su oltre 5.000 aziende, integrata da interviste con aziende clienti, ha ricostruito come si evolve la struttura del reparto finanziario in funzione del fatturato (fonte: ebook Il reparto finanziario ideale).
Fatturato | Dimensione del reparto | Ruoli principali | Chi segue la tesoreria |
|---|---|---|---|
10-25 milioni € | 3-4 persone | CFO, 1-2 addetti alla contabilità, talvolta un controller | La contabilità monitora i flussi di cassa ogni giorno; il CFO segue ogni settimana il monitoraggio e le previsioni a breve termine, mentre le previsioni a lungo termine si aggiornano ogni mese |
25-50 milioni € | 4-6 persone | Si aggiungono un direttore amministrativo e talvolta un Sales Admin | La contabilità, guidata dal direttore amministrativo, aggiorna ogni settimana le previsioni a breve termine e segue l'investimento della liquidità; il CFO è informato e approva gli investimenti. Il Sales Admin può iniziare a occuparsi del recupero delle fatture scadute |
50-100 milioni € | 6-11 persone | Si aggiunge un tesoriere, anche se non ancora in modo sistematico | Tesoriere e contabilità si dividono le attività di liquidità: il tesoriere segue ogni giorno saldi e previsioni a breve termine, ogni settimana finanziamenti e investimenti |
100-200 milioni € | 10 persone o più | Il tesoriere diventa un ruolo stabile | Il tesoriere gestisce ogni giorno la maggior parte delle attività di liquidità; il CFO ne è informato |
Non esiste una soglia unica oltre la quale un'azienda debba assumere un tesoriere a tempo pieno o adottare un software dedicato. Una funzione di tesoreria dedicata diventa più utile al crescere della complessità, cioè del numero di entità e di conti bancari da consolidare, dei Paesi in cui l'azienda opera, delle valute da gestire e delle esigenze finanziarie, come la presenza di cash pooling, di coperture sul rischio di cambio o di un debito bancario significativo.
Come costruire un piano di tesoreria (budget di tesoreria)
Piano di tesoreria e budget di tesoreria sono spesso usati come sinonimi, ma non indicano sempre lo stesso strumento: orizzonte, livello di dettaglio e frequenza di aggiornamento possono cambiare da un'azienda all'altra. Nella classificazione della CFO Survey 2025, per esempio, la previsione di lungo termine ha un orizzonte annuale su base mensile ed è aggiornata una o due volte l'anno, la previsione a 13 settimane lavora su base settimanale e quella a breve termine, da 3 a 15 giorni, su base giornaliera. In tutti i casi le entrate e le uscite si registrano alla data, prevista o effettiva, di incasso e di pagamento, a differenza del budget economico, che lavora per competenza.
Passaggio | Cosa fare |
|---|---|
1. Rilevare il saldo iniziale | Parti dai saldi bancari, consolidati se hai più conti o entità, alla data di avvio del piano. |
2. Inserire gli incassi previsti | Distribuisci per periodo gli incassi attesi, usando i tempi di pagamento reali di ciascun cliente. |
3. Inserire i pagamenti previsti | Inserisci i pagamenti a fornitori, stipendi, imposte e rate di finanziamento, ciascuno nel periodo in cui verrà pagato. |
4. Calcolare il saldo finale previsto | Per ogni periodo: saldo iniziale più incassi meno pagamenti. Il saldo finale diventa il saldo iniziale del periodo successivo. |
5. Aggiornare e confrontare | A intervalli regolari sostituisci le previsioni con i dati consuntivi e analizza gli scostamenti per affinare le ipotesi. |
In Italia la visibilità sui flussi di cassa prospettici ha anche un rilievo normativo. Il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (D.Lgs. 14/2019) definisce all'articolo 2 la crisi come lo stato del debitore che rende probabile l'insolvenza e che si manifesta con l'inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte alle obbligazioni nei successivi dodici mesi. L'articolo 3 chiede all'imprenditore individuale misure idonee e all'imprenditore collettivo un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato, che consentano tra l'altro di verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale almeno per i dodici mesi successivi. La norma non indica uno strumento specifico: un piano di tesoreria aggiornato è uno dei modi per disporre di queste informazioni.
Previsioni a breve e lungo termine
Un piano di tesoreria lavora su più orizzonti temporali. Le previsioni fino a 13 settimane servono alla gestione operativa: verificare che non ci siano tensioni di liquidità nelle settimane successive e decidere se e quando ricorrere a linee di credito a breve. Una previsione a lungo termine, su 12 mesi o più, supporta decisioni strategiche come l'apertura di una nuova sede o nuove assunzioni, di cui permette di valutare in anticipo l'impatto sulla cassa.
Il piano va confrontato periodicamente con i dati consuntivi. Questo confronto, chiamato analisi degli scostamenti, spiega a posteriori perché il risultato reale si è discostato da quanto previsto e aiuta ad affinare le ipotesi delle previsioni successive.
Dagli strumenti manuali al software di tesoreria
I limiti della gestione in Excel
Secondo la CFO Survey 2025, il 26% dei CFO italiani consolida ancora manualmente i saldi dei conti bancari in Excel o in fogli di calcolo. Per le realtà più piccole può bastare, mentre i limiti emergono con la crescita, quando aumentano i conti bancari da consolidare, le entità legali e le persone che lavorano sullo stesso file.
Aggiornare manualmente i saldi richiede di accedere a ogni portale bancario, scaricare i movimenti in formati diversi e abbinarli al piano dei conti, un processo esposto a errori di trascrizione e sempre più oneroso man mano che aumentano i conti da gestire.
Lo mostra il caso del Gruppo Madeo, realtà agroalimentare familiare organizzata come filiera integrata, con 30 milioni di euro di fatturato, 150 dipendenti e 5 società che gestiscono oltre 25 conti correnti. «Prima, aggiornare i saldi richiedeva quasi mezza giornata e il coinvolgimento di due o più persone», racconta il tesoriere Pierfrancesco Rima. Con Agicap il gruppo ha automatizzato il 95% della riconciliazione bancaria e ha adottato una previsione di tesoreria a 13 settimane per anticipare le scadenze dei finanziamenti e i principali movimenti bancari.
Cosa cambia con un software dedicato
Un software di gestione della tesoreria automatizza la parte ripetitiva del lavoro e lascia più tempo all'analisi. Le funzioni tipiche includono il collegamento diretto con le banche per aggiornare i saldi, la riconciliazione automatica tra movimenti bancari e fatture e previsioni che si aggiornano quando arrivano nuovi dati, invece di restare ferme fino al successivo aggiornamento manuale.
Rispetto a Excel o ai portali bancari consultati conto per conto, un software dedicato offre una vista consolidata su più banche ed entità nello stesso momento.
Gestione accentrata della tesoreria e cash pooling nei gruppi aziendali
In un gruppo con più società, ognuna con i propri conti bancari, la liquidità può distribuirsi in modo disomogeneo: un'entità può avere un'eccedenza di cassa mentre un'altra, nello stesso momento, ha bisogno di un finanziamento a breve termine. La gestione accentrata della tesoreria riunisce le posizioni di tutte le società, così chi decide vede in un solo punto la liquidità dell'intero gruppo invece di consultare i conti di ogni entità separatamente.
Uno degli strumenti che i gruppi usano per ottimizzare la liquidità è il cash pooling, che coordina i saldi delle diverse società. A seconda della struttura adottata, la liquidità viene trasferita su un conto accentratore oppure i saldi vengono compensati ai fini del calcolo degli interessi senza spostare materialmente i fondi.
Gestione del rischio finanziario e rapporti con le banche
La gestione della tesoreria include anche il presidio dei rischi finanziari che possono mettere sotto pressione la liquidità, come le variazioni dei tassi di interesse sui finanziamenti a tasso variabile, i ritardi nei pagamenti dei clienti o la concentrazione su pochi clienti o fornitori.
Per un'azienda partecipata da un fondo di private equity, quest'ultimo può richiedere una reportistica aggiornata sulla posizione di liquidità, per esempio per monitorare la sostenibilità del debito contratto nell'operazione. È il caso di Gpack, gruppo cartotecnico integrato con un fatturato di 80 milioni di euro, in una fase di turnaround dopo l'ingresso di un fondo di private equity ed esposto verso grandi clienti internazionali con elevato potere contrattuale sui termini di pagamento.
Prima di adottare Agicap, Gpack non aveva uno storico strutturato della liquidità; oggi, come racconta il CFO Agostino Febbraro, direzione finanziaria, tesoreria e fondo usano lo stesso cruscotto, aggiornato ogni giorno. Nei sei mesi successivi all'adozione l'importo scaduto verso i clienti si è dimezzato, da 700.000 a 350.000 euro, e il DSO è sceso del 37%.
Sul fronte bancario, previsioni di cassa aggiornate e coerenti possono facilitare il confronto con il pool bancario quando si rinegoziano affidamenti, tassi e linee di credito.
Cosa rende complessa la gestione della tesoreria aziendale
La complessità della struttura aziendale incide sulla gestione della tesoreria: con più entità, più conti bancari e più valute serve più tempo per ottenere una visione consolidata. La gestione manuale introduce inoltre un margine di errore che può crescere con il numero di persone e di fogli di calcolo coinvolti.
C'è poi l'equilibrio tra prudenza ed efficienza. Un margine di sicurezza troppo ampio ha un costo, perché la cassa inutilizzata potrebbe essere investita o usata per ridurre il debito; per fissare la soglia giusta servono previsioni abbastanza affidabili da distinguere la liquidità realmente disponibile da quella solo apparente.
Da dove partire per gestire meglio la tesoreria
La scelta degli strumenti dipende dalla struttura. Con una sola entità e pochi conti bancari, la tesoreria si può gestire anche con strumenti di base, a condizione di aggiornarli con regolarità; con più entità o più banche, o con un fondo o un pool bancario da informare, la quantità di dati da consolidare e le esigenze di reportistica rendono più utile uno strumento dedicato. Per capire da dove partire, misura quanto tempo il tuo team dedica ogni settimana all'aggiornamento manuale dei saldi e di quanto si discostano le previsioni dai dati reali.
Se vuoi vedere come gestire la tesoreria della tua azienda con Agicap, dalla previsione di cassa al consolidamento di più conti bancari in un'unica vista, puoi richiedere una demo gratuita e personalizzata.
Domande frequenti sulla gestione della tesoreria
Il commercialista può occuparsi della tesoreria aziendale?
Il commercialista segue di solito la contabilità e gli adempimenti fiscali, che si basano su dati già registrati. La tesoreria richiede invece un aggiornamento frequente dei saldi bancari e delle previsioni di incassi e pagamenti, con un orizzonte rivolto alle settimane e ai mesi successivi. Nelle PMI senza una figura dedicata, la tesoreria può essere seguita dal titolare, dal direttore finanziario o dall'amministrazione interna, che usano i dati contabili come base per le previsioni.
Quali sono i compiti di un tesoriere?
Il tesoriere segue nel dettaglio la posizione di liquidità dell'azienda, giorno per giorno: aggiorna le previsioni di cassa, monitora i saldi su tutti i conti bancari, gestisce i rapporti operativi con le banche e supervisiona i pagamenti in uscita. Si occupa anche di analisi, perché confronta periodicamente previsioni e dati reali, valuta l'impatto delle decisioni aziendali sulla liquidità futura e propone azioni correttive quando emergono scostamenti significativi. In alcune aziende partecipa alla gestione dei crediti verso clienti, che in altre resta in capo alla contabilità o all'area commerciale.
La necessità di una figura dedicata dipende dalla complessità della struttura, come il numero di entità e di conti bancari, oltre che dal fatturato. Dove manca un tesoriere, questi compiti si distribuiscono di solito tra il direttore finanziario e chi si occupa di contabilità.
Quando conviene passare da Excel a un software di gestione della tesoreria?
Non c'è una soglia di fatturato precisa: un segnale utile è il tempo che il team dedica ogni settimana all'aggiornamento manuale dei dati, insieme alla frequenza di errori o incongruenze tra i file. Il passaggio diventa da valutare quando ci sono più conti bancari o più entità legali da consolidare a mano, quando l'aggiornamento dei saldi richiede qualche ora a settimana o quando più persone devono lavorare contemporaneamente su previsioni aggiornate, cosa che un file Excel condiviso gestisce con difficoltà. La CFO Survey 2025 rileva che l'affidabilità delle previsioni cala con l'aumento di conti bancari, entità legali e valute.
Un software dedicato automatizza la raccolta e la riconciliazione dei dati, mentre l'analisi resta un compito del team, che può dedicarle il tempo prima speso nell'aggiornamento dei saldi.
Cos'è un piano di tesoreria e come si costruisce?
Il piano di tesoreria, o budget di tesoreria, è il documento che elenca le entrate e le uscite di cassa previste in un determinato periodo, di solito i 12 mesi successivi. Si costruisce a partire dal saldo di cassa disponibile oggi, proiettando in avanti gli incassi attesi dai clienti e le uscite per fornitori, stipendi, imposte e rate di finanziamento. Va aggiornato con regolarità, e il dettaglio sui tempi di incasso reali di ciascun cliente lo rende più affidabile nel tempo.





