Cos’è il transfer pricing e perché non si applica ai finanziamenti intercompany

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Nel panorama del mercato europeo si sente sempre più spesso parlare di transfer pricing, ma che cos’è di preciso? Come si integra con la nostra normativa italiana? Ne parleremo in questo articolo, focalizzando l’attenzione su un aspetto particolare del tema, ovvero quello relativo ai finanziamenti intercompany.

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Che cos'è il transfer pricing

In un’economia sempre più globalizzata e integrata, dove gli scambi sono diventati più veloci e soprattutto senza confini, sono sempre più numerose le imprese che guardano all’estero per crescere. Discorso che vale soprattutto all’interno dell’Unione Europea, dove l’integrazione tra mercati è sempre più forte.

Di fronte a questo fenomeno, è nata così l’esigenza di regolare le operazioni effettuate da società facenti parte dello stesso gruppo, che operano in mercati diversi. Questo perché, nonostante il mercato unico di beni e servizi, il sistema fiscale all’interno dei Paesi dell’UE resta profondamente diverso. Non sono dunque rari i casi in cui, con l’obiettivo di massimizzare i profitti, società con sedi dislocate in Paesi diversi, trasferiscono la ricchezza all’impresa residente in un Paese in cui il prelievo fiscale risulta più basso.

Proprio con l’intento di evitare questi fenomeni di elusione fiscale, che nasce il transfer pricing, letteralmente il prezzo di trasferimento, ovvero un complesso di tecniche e procedimenti adottati dalle imprese multinazionali nella formazione dei prezzi relativi alla cessione dei beni o alla prestazione di servizi nell’ambito di operazioni infragruppo, che siano espressivi del “principio di libera concorrenza”.

Che cosa significa? Con il transfer pricing, il legislatore impone un confronto tra prezzo praticato dalle società del gruppo con quello praticato tra soggetti indipendenti operanti in condizioni di libera concorrenza e in circostanze comparabili. Se da questo confronto deriva un aumento del reddito dell’azienda, il valore fatturato dall’impresa deve essere sostituito da quello di libera concorrenza.

L’obiettivo che le disposizioni sul transfer pricing, emanate dagli ordinamenti interni e dagli organismi sovranazionali (quali l’OCSE), si pongono è quello di evitare che imprese appartenenti al medesimo gruppo - ma con sedi in Paesi differenti - trasferiscano porzioni di reddito imponibile in Paesi con fiscalità più bassa al fine di ottenere un indebito risparmio d’imposta.

Nel caso specifico del nostro Paese, la disciplina sui prezzi di trasferimento si applica agli scambi di beni o prestazioni di servizi tra imprese fiscalmente residenti in Italia e società fiscalmente residenti all'estero, legate da rapporti di controllo diretto o indiretto.

Transfer pricing e finanziamenti intercompany

Quando si parla di transfer pricing non si fa tuttavia riferimento solo a beni e servizi, ma anche ai cosiddetti finanziamenti intercompany o infragruppo, ovvero prestiti in denaro che vengono effettuati all’interno di un gruppo societario. Normalmente si tratta di somme messe a disposizione dall'azienda del gruppo con maggiore disponibilità di cash flow (generalmente la capogruppo) all’impresa che ne ha invece esigenza.

Nel caso dei prestiti, il transfer pricing stabilisce il costo di questo trasferimento di denaro, evitando così che lo spostamento di denaro tra società che operano in Paesi diversi e con regimi fiscali diversi diventi uno stratagemma per pagare meno tasse.

Va specificato, tuttavia, che non sempre l'impresa che concede il finanziamento applica tassi di interesse. Anzi, poiché nella maggior parte dei casi si tratta di operazioni finalizzate al supporto finanziario, allo scopo di risanare il bilancio di un’azienda del gruppo, è assai probabile che il finanziamento avvenga a titolo gratuito, ovvero senza il pagamento di interessi.

Si parlerà in questo caso di prestito infruttifero. Il ricorso a questo tipo di finanziamento può rivelarsi fondamentale quando, per esempio, una delle società che fa parte del gruppo societario si trova a far fronte a problemi di liquidità.

Per aziende dello stesso gruppo che risiedono in Paesi diversi, la questione dei finanziamenti intercompany infruttiferi ha sollevato un dibattito giurisprudenziale.

Sul piano nazionale, invece, la procedura appare più chiara. Un finanziamento intergruppo per fare fronte a esigenze temporanee, come può essere evitare l'eccessiva esposizione debitoria, non sarà applicata la disciplina nazionale sul transfer pricing, poiché da questo tipo di operazione non deriva alcun incremento di reddito. Andrà pertanto considerata come "operazione lecita effettuata non a fini elusivi".

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